Concattedrale Gran Madre di Dio ~ Taranto Capitale di Mare

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L'architettura tarantina

Concattedrale Gran Madre di Dio

di Redazione - 17/04/2021

Dopo cinquant’anni la Concattedrale di Taranto continua a stupire ed a suscitare emozioni, a volte contrastanti, tra coloro i quali volutamente o per caso si affacciano ad ammirarla.

Un compleanno importante per una delle maggiori architetture del novecento italiano e non solo celebrato anche dalla Direzione Generale per la Creatività Contemporanea che l’ha inserita nel “Censimento dell’Architettura del Secondo Novecento” ed all’interno dell’Atlante dell’Architettura Contemporanea. Consacrata da Mons. Guglielmo Motolese il 6 dicembre del 1970, la Concattedrale di Taranto dedicata alla “Gran Madre di Dio”, è stata l’ultima e forse più bella opera di Gio Ponti (Milano, 1891 – 1979). Il desiderio di dotare la città di un nuovo luogo di culto cristiano nelle aree che più di tutte erano protagoniste della rinascita urbanistica di quel periodo, si era già fatta presente nei pensieri dell’Arcivescovo Motolese a partire dai primi anni sessanta del novecento.

Per l’esecuzione del travagliato e meditato progetto fu chiamato il noto architetto Gio Ponti che decise di articolare la struttura, in analogia con le antiche cattedrali italiane, in due parti: Una navata contenuta in un corpo basso ed un alto campanile. La travagliata genesi progettuale portò l’architetto ad elaborare ben quattro distinte versioni del disegno prima di arrivare a quello definitivo.

Dallo studio del ricco epistolario tra il designer e l’Arcivescovo, si evince chiaramente come Ponti abbia vissuto l’incarico quale un vero e proprio percorso di fede e riflessione religiosa prima che tecnico, una riflessione matura e consapevole nella quale l’unica preoccupazione era quella di offrire alla città un’architettura che fosse a servizio della fede e della liturgia. Intenso fu il rapporto che legò l’Architetto al suo Mecenate, un rapporto onesto, libero carico di significato che con il tempo portò ad una amicizia sincera accomunata dal sogno ed ideale comune. Sarà lo stesso Ponti ad affermare: “il sogno di una città, il sogno dei suoi cittadini e il sogno di Guglielmo e di Giovanni”.

Gli anni che portarono al disegno definitivo furono fortemente influenzati dal Concilio Vaticano Secondo durante il quale si stava approntando la riforma liturgica che avrebbe cambiato sensibilmente il modo di celebrare la Messa e per Ponti fu questa una vera e propria sfida: Costruire una Chiesa già pronta secondo le nuove disposizioni. La struttura, pur presentandosi quale una lettura moderna dei canoni classici, andò via via arricchendosi di novità strutturali ed architettoniche che la portarono a definirsi quale un vero e proprio unicum. Lo stretto rapporto tra la città di Taranto ed il mare è facilmente evidenziato per l’idea alla base dell’opera: Una nave che doveva potersi specchiare nelle placide acque di tre vasche poste di fronte a lei con una vela al posto del campanile. La vela campanaria è definita da due pareti in cemento armato bianco alte quarantuno metri, larghe ventidue e traforate da ottanta finestre esagonali e rettangolari, incastrate ai lati tra due strette torri campanarie.

La scelta delle finestre aperte sul cielo fu spiegata dallo stesso Ponti: “Ho pensato: due facciate. Una, la minore, salendo la scalinata, con le porte per accedere alla chiesa. L’altra, la maggiore, accessibile solo allo sguardo e al vento: una facciata per l’aria, con ottanta finestre aperte sull’immenso, che è la dimensione del mistero… Altrimenti dove si dovrebbero sedere gli angeli?”.

Gli spazi interni si articolano su più livelli presentandosi quale in risultato di un processo creativo strutturato e completo che non mirava alla mera edificazione di un’aula liturgica, ma alla costruzione di un complesso funzionale e pronto ad accogliere le moderne esigenze della comunità cristiana che avrebbe dovuto viverlo. Al di sotto della chiesa principale è costruita la bella cripta, che nella quotidianità svolge il ruolo di parrocchia, all’interno della quale riposano le spoglie del Arcivescovo Guglielmo Motolese, committente dell’opera. La chiesa maggiore, in grado di ospitare diverse migliaia di persone, si caratterizza per la grande navata unica a margine della quale si trovano due stretti ambulacri che consentono l’accesso alle cappelle laterali del Santissimo Sacramento, della Madonna del Mantello, del Battistero e del Marinaio. L’altare maggiore in pietra rivestita sul fronte da una leggera lamina in metallo verde è fiancheggiato da due alti pilastri che si allargano ad accogliere due grandi croci-ancore in metallo, simbolo del fortissimo legame tra la città di Taranto ed il suo mare e certa suggestione alla base del progetto. La parete terminale della profonda aula liturgica si caratterizza per il doppio ordine di aperture (il più basso del quale si apre sulla cantoria) e per la presenza del pregevole dipinto che raffigura l’annunciazione opera dello stesso Gio Ponti.

I colori interni, stupiscono per scelte e tonalità, le pareti ed i volumi caratterizzati da un intonaco grezzo e materico vengono enfatizzate dai colori della tradizione pugliese nelle infinite declinazioni dei verdi, degli ocra e dei gialli.

La Concattedrale di Taranto è il risultato di un progetto organico e complesso per il quale Ponti sceglierà ogni singolo particolare disegnando arredi e suppellettili. Sua la scelta dei materiali, dei colori, il disegno dei banchi, dei tavoli, del fonte battesimale etc., sua la tela dell’Annunciazione così come la Madonna del Mantello ed il Crocefisso realizzati dalla scuola del Beato Angelico e sistemati nella cappella loro dedicata.

Le celebrazioni dell’importante anniversario trovano coronamento nell’importante mostra tematica dal titolo: “Gio Ponti e la Concattedrale di Taranto 1970 – 2020” allestita presso Il MuDi (Museo Diocesano di Taranto) che sarà resa fruibile non appena l’emergenza epidemiologica lo garantirà.


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